Dati a prova di fuoco e hacker

I recenti eventi riguardo sicurezza e privacy dei dati che ogni giorno transitano in rete tengono alta l’attenzione su quanto sia importante avere una visione olistica quando si parla di protezione dei dati.

150000 “occhi” hackerati

Risale a metà Marzo la notizia dell’hackeraggio di un consistente numero di telecamere installate per assolvere al compito di videosorveglianza, disseminate in varie tipologie di esercizi, industrie e ambienti pubblici. Il fatto in sé non è fra i più eccezionali, poiché cyber attacchi di questo tipo sono destinati ad aumentare nei prossimi anni.

Quello che è successo invece non deve essere analizzato per quanto riguarda il come bensì sul perché e sul cosa. Il perché di questo attacco può avere moltissime risposte, a partire da quanto è stato rivendicato dagli autori dell’attacco, ossia (uno dei motivi) dimostrare la facilità di accesso verso questi sistemi.

Effettivamente, riuscire ad acquisire dati provenienti da svariate aree del mondo pare confermare uno dei motivi della rivendicazione degli hacker. Può inoltre essere preso in considerazione un altro perché più ovvio, che potrebbe identificarsi anche in una sorta di spionaggio industriale: alcune telecamere violate erano infatti installate all’interno degli impianti produttivi di due note aziende internazionali impegnate nell’automotive e nella mobilità. Analizzando questi due perché viene immediatamente da domandarsi quanto lavoro ci sia ancora da fare per rendere queste applicazioni, oramai entrate a far parte della vita sociale di tutti noi, più sicure. Una riflessione, questa, che va oltre l’ambito della privacy e del GDPR, poiché avvenimenti di questo genere possono benissimo accadere laddove la regolamentazione degli impianti di videosorveglianza è differente rispetto a quella europea. L’hackeraggio e l’acquisizione dei dati ai danni di un sistema di videosorveglianza rappresenta inoltre un’arma a doppio taglio, poiché non produce danni soltanto dovuti alla richiesta di un riscatto o il blocco di un sistema, bensì, l’acquisizione dei dati della persona potrebbe benissimo essere la base di partenza per la creazione di identità fake, utilizzabili per qualsiasi scopo: il rischio collaterale è quello di andare verso un futuro prossimo dove un giorno non sarà più possibile distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è. Pertanto l’importanza della prevenzione dai cyberattacchi non deve limitarsi soltanto al ciò che può succedere, ma anche al riuscire a gestire con successo la fase transitoria ad attacco già avvenuto. Questo approccio dovrà diventare una best practice supportata da una visione olistica nell’ambito dell’acquisizione, gestione e protezione dei dati, in questo caso riferita agli impianti di videosorveglianza.

Poiché il concetto di protezione dati non si riduce soltanto all’ambito digitale, possiamo analizzare un altro evento, che ha causato non pochi disagi, e dove i cyber criminali stavolta non sono i responsabili.

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